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venerdì, 02 ottobre 2009
La tv/il degrado

Spese un quarto d’ora per trovare il parcheggio. Girando nel budello antistante il Centro commerciale, paradiso delle ultime invenzioni hi – tech, Silvio pensava ai suoi progressi sociali: poteva finalmente comprare il 40 pollici che agognava, figlio dell’ultimo sforzo

inventivo dell’Uomo, la tecnologia led, e un televisorino più piccolo, per sua moglie, così poteva guardarsi in santa pace la Coppa Italia mentre lei ascoltava le ricette della Clerici.
Tentando di parcheggiare la Golf, ripassò fugacemente nella sua mente i ricordi di ragazzo, quando guidava la stessa macchina per andare a casa di Emilio, la mollava davanti al garage del padre del suo amico e correva a perdifiato, pronto per una serata tutta Coppa dei Campioni, pizza al taglio, risate con gli amici di sempre. Chissà cosa fa Emilio adesso, se è ancora perso dietro quel sogno di un‘edicola. La sua Golf, oggi, sembra più ingombrante e, a rifletterci bene, quella di 20 anni prima consumava anche meno. "Mah, saranno gli euri", si rassicurò...
Parcheggiò l'autovettura, scese, la guardò. Una vecchia signora trascinava il suo carrello nell'aria calda del pomeriggio. Era umido, molto umido. “Tutta la nostra tecnologia e siamo inchiodati al 1987, la radio suona ancora Madonna e i Duran Duran”. Poi, guardò sua moglie. Lei non era rimasta al 1987, anzi... La donna che aveva accanto sembrava aver inghiottito la ragazza di cui si era infatuato.
Silvio e Veronica infilarono l'ingresso dell'Euronics e si ritrovarono in un girone dantesco: persone arrampicate su enormi ceste straripanti di decoder digitali in offerta, commessi isterici, carte di credito bollenti Cercò di riflettere su quello che era costretto a fare... comprare uno, due o tre aggeggi, per quanti televisori aveva in casa, che gli consentissero di continuare a vedere i canali che, per quel che ricordava, aveva sempre visto liberamente. Ricordò quando il segnale andava via durante un forte temporale e come, in effetti, ciò non accadesse più con la tv analogica.
Un segnale stabile e forte, forse di bassa qualità, ma chi se ne accorge col tubo catodico? Oggi televisori al plasma e, con il satellite, se piove troppo forte durante una partita del Milan, il
segnale si perde nell'aria.
Guardò fuori. Gli enormi finestroni lasciavano passare il segnale dal mondo in quel tempio del XXI secolo. Mentre cercava i respirare i ricordi della giovinezza, il cielo cambiò, all’improvviso, tutti
guardarono fuori e subito il mondo restituì uno sguardo, bagnato e incazzato. All’unisono i televisori persero il loro occhio sul mondo: così accecata la vista tecnologica, fu come se il mondo non fosse mai cambiato. O meglio: vide se stesso più vecchio, in una copia intristita degli anni Ottanta: le stesse macchine, la stessa musica, la stessa moglie, la stessa tecnologia agli inizi. Tutto si mescola, tutto si sovrappone e, infine, si confonde: i televisori del centro commerciale sembrano coniugarsi in un unico comun denominatore, un antico progenitore, un enorme Nordemende targato 1981, con una gobba enorme e un tubo catodico da cui arrivano le notizie di Bruno Vespa ed
Emilio Fede in una Rai in bianco e nero. Quell’attimo si allungò, all’improvviso. “Sembra durare da anni”, si spaventò ad ascoltarsi e a pensare come il passato avesse radici nel presente.
Soppesò il vantaggio delle nuove tecnologie: “Finalmente il segnale audio sarà allineato in tutte le case. Potrò vedere Sky senza temere che l’esplosione di gioia del mio vicino sintonizzato sul canale analogico mi annunci un gol, come è accaduto col rigore di Grosso nella finale dei Mondiali. Adesso tutte le tv saranno in ritardo di qualche secondo”, rifletté se ciò fosse un
effettivo progresso: arrivare in ritardo rispetto ad una realtà che corre troppo. Fece scorrere veloci i fotogrammi nella sua testa e la distanza degli anni si accorciò, come se il tempo si ripiegasse su se
stesso, e gli oggetti, gli uomini e la tecnologia si confondessero. Silvio era presidente di una squadra di calcio, aveva portato in Italia Dallas e le ballerine svestite...oggi è Presidente del consiglio e con quelle ballerine...
Si infilò nei corridoi del centro commerciale e mentre Veronica parlava, cercava di ascoltare le altre coppie alla ricerca di una nuova connessione con l'etere televisivo... “Enrico ha detto che il
plasma è morto, oggi vanno i led”... Un altro sembrava cercare ancora il caro e vecchio tubo catodico... Nordemende, modello 1981. “Forse è la paura del futuro che mi fa mitizzare il passato”. Si proteggè con questo pensiero, e proseguì. Finalmente arrivò davanti al suo 40 pollici, e lo ammirò da ogni lato. In effetti, l'immagine non è granché, di lato... Pensò di nuovo agli amici di una volta, alle seratone con la Coppa dei Campioni, quando la trasmetteva gratis la RAI e ci si poteva incontrare tra vecchi compagni. Oggi bisogna fare lo slalom tra smart card e abbonamenti “calcio... la 7+... Premium”. Si fermò davanti uno Schwaub. Lo valutò. Sembrava migliore rispetto agli altri ma il suo Mivar, il suo Mivar sì che era perfetto. “Un altro pezzo di passato che se ne va”. Il problema era convincere la moglie. “Veronica, questo si vede meglio”....
“Ma hai preso le misure?”.
“Sì, la definizione è di circa...”.
“Amore come sei tenero! Io mi riferisco all'altezza e la larghezza. Non occupa troppo spazio sul mobile della camera da letto?”.
“Veronica, non è un soprammobile. Si deve vedere bene, è un televisore!”.
Mentre finì di pronunciare quelle parole, sentì alle sue spalle una voce femminile che chiedeva al commesso: “Bello questo tv bianco, ma quanto è largo?”. Si mosse goffamente per ascoltare meglio ma con la spalla colpì una parete che barcollò e cadde, aprendo una ferita
sulle quinte deserte del centro commerciale. Un muro che separa dal nulla.
Fu così che capì. Non solo tutto sembrava degradare ad una versione più triste e più costosa del suo passato, ma le cose, progressivamente, perdevano la funzione per cui erano state pensate per assumerne una nuova, vuota. Un futuro disfunzionale, in cui la tecnologia, a forza di correre, aveva compiuto un giro completo delle nostre esistenze. “Chissà quanti centimetri occupa questo disagio
nel mio cuore”. Così, si chiese mentre firmava l'assegno per un decoder e due tv, rigorosamente delle misure giuste.

Arrivato a casa si sbrigò a montare il nuovo giocattolo. Fuori non smetteva di piovere. Finalmente le nuove immagini e il televisore parlavò attraverso le sovraimpressioni: “segnale al 73%”,“segnale al 39%”, “segnale assente”. Era il settembre del 2009.

Postato da: steutd a 22:35 | link | commenti

domenica, 20 settembre 2009
Euroma2

Nessun problema ad uscire dal parcheggio. Una volta individuato il piano, mi dirigo verso la cassa automatica, inserisco il bigliettino accertandomi che tutti gli angoli siamo ben lisci e senza pieghette. 0 ore e 58 minuti, 0 euro dovuti. Mi dirigo veloce verso la macchina, Francesca mi segue. Settore blu, 17, 16, 15. “Passiamo di là”. Giallo 13, 12, 11, 10, 9, 8, 7, 6. La macchina. Usciamo e andiamo verso casa. Nel portabagagli, un televisore LCD con un nome tedesco ma di produzione cinese, e un aspirapolvere portatile, che in seguito scopriremo essere per automobile. Vaffanculo, a cambiarlo non ci torno. Il tv lo abbiamo preso da Trony, mentre lo cerchiamo percorriamo i lunghi corridoi lucidi del centro commerciale. Sembra Las Vegas, la luce è abbagliante, è tutto nuovo e apparentemente appena lucidato. Ci sono obelischi dappertutto, le panchine sono in marmo bianco con uno stemma inquietante. L'impressione è che lì sotto sia stato seppellito qualche faraone, consegnato per sempre agli scambi commerciali alla periferia di Roma. La maledizione di Tutankhamon.
Fuori inizia a piovere e mentre dentro facciamolo slalom tra famiglie in cerca della loro dose quotidiana di raggi luminosi, scopriamo che: a) Sony, Philips, Panasonic, Toshiba, Loewe, Nec, Pioneer, Samsung, Sharp non fanno più televisori più piccoli dei 20 pollici; b) che da 15 e 16' si trovano solo marche improponibili come Heier, Beko, SchaubLorenz, Inno-hit.
Centoquarantatre, centotrentanove, duecentodicianove, centottantanove euro di lcd di bassa qualità. Fuori piove, posso prendermi da solo la mia scatola, il self service del commercio, un ragazzo con la camicia bianca, maniche corte, taschino, occhiali, pantaloni neri mi timbra lo scontrino. Lo guardo, lo saluto de mi perdo verso la macchina.

Postato da: steutd a 11:18 | link | commenti

venerdì, 28 agosto 2009
L'olandese e Rubik

Si gettò sul sedile con tutto il suo non certo indifferente peso corporeo. Il suo MacBook ha una presa schuko con due contatti di diametro da 4,8 millimetri con contatto a terra. Sui treni italiani vanno di moda quelle normali con contatti da 4 millimetri e polarizzate.
Provò a forzare la situazione. Niente. Provò a girare la presa nell'altro senso. Niente. Si alzò. Si diresse verso il comparto bagaglio. Frugò nella sua borsa. Niente. Niente. Niente adattatore. Peccato. Nel 
frattempo, entrò con forza nella sua mente il tassista leghista del pomeriggio. "Quello di Milano è un servizio come si deve, mica come i romani. Non per essere leghista, ma la gente il federalismo non l'ha capito, il resto d'Italia non l'ha capito. A Firenze, Firenze mica è Meridione, i taxi fanno ridere. A Roma si presentano in canottiera e ciabatte. Guardi noi: io ho il Mercedes, il collega ha il Mercedes. Sembra assurdo, ma i guadagni non ci sono. Tutto il sistema dei trasporti è in crisi, le compagnie aeree, i treni... Quando un tecnico Mercedes prende 53 euro l'ora non ce la si fa. Poi anche il Tremonti ha iniziato a fare di testa sua".
Poi uno squillo e il tassista prende il telefono e risponde a Francesco, senza auricolare, per organizzare una biciclettata in tutta calma, senza spingere e, probabilmente senza auricolare.
Rimuginò su tutto questo e in automatico prese il suo cubo. Lo guardò e si senti sfidato. Lo guardò di nuovo e si sentì oltraggiato. Lo prese fra le dita ne esaminò i lati. Iniziò a contare: "uno, due, tre,
giallo, uno, due, tre giallo". Ed iniziò. Le mani volarono lungo i bordi del cubo, malleabile e flessibile sotto le sue dita. Girava le sezioni del cubo, continuando a contare e il suono che ne usciva fuori era una melodia quasi ipnotica. Poi una pausa. Conta ancora. Poi l'arancione è 
completo ma il lavoro non è finito. "Uno, due, tre giallo, uno, due, tre giallo". Riparte. Mentre le sue dita compongono una sinfonia di colori si gira a guardare con vago tono di sfida la presa elettrica che rifiutò di copulare con il suo alimentatore. Non sai mai cosa ti puoi aspettare mentre il treno corre sui suoi binari.

Postato da: steutd a 04:09 | link | commenti

mercoledì, 08 luglio 2009
Stefano Disegni

Riceviamo e, con sommo piacere, pubblichiamo

RONDEFB1

RONDEFB2

Postato da: steutd a 00:24 | link | commenti

giovedì, 11 giugno 2009
Il pranzo

In fila all’Alimentari vicino al cantiere per comprare il suo panino da un euro e 40 centesimi e il Peroncino, Silvio ebbe un’illuminazione, uno di quei devastanti sprazzi di lucidità che ti cambiano la vita. La vecchietta davanti a lui era in difficoltà nel recuperare dal borsellino gli esatti 27 centesimi che componevano la sua spesa di 34 euro e spicci. Lui, quella vecchietta, la conosceva di vista: ogni giorno approfittava della pausa pranzo di tutto il cantiere per andare a fare la spesa di una settimana, nell’esatto momento in cui 17 muratori decidevano di comprare il loro panino col cotto. Tutti in fila per pagare pochi euro, tutti ad aspettare che la vecchietta comprasse il deodorante, le buste per il secchio dell’immondizia, il latte a lunga conservazione.
Silvio, le braccia appoggiate sui fianchi, in una posa alquanto scocciata, ebbe l’illuminazione: Il suo si rivelò presto un piano ben congeniato, degno del manifesto di un partito politico. I vecchi costano tanto. Innanzitutto la pensione: una volta campavano fino a 60, massimo 70 anni, adesso arrivano fino a 80 anche 90 anni (soprattutto le donne, che passano la vita a rompere i coglioni agli uomini); i vecchi prendono l’autobus, occupano dei posti a sedere, spesso usufruendo di abbonamenti scontati; hanno la cattiva abitudine di ammalarsi o di credere di essere ammalati, per cui affollano ambulatori e ospedali, spesso richiedendo visite inutili e, soprattutto, che paga lo Stato. I vecchi non perdono le abitudini di quando lavoravano e dormono poco la notte, per questo motivo si presentano alle 7 e un quarto al concessionario FIAT per fare il tagliando alla Punto, quando potrebbero tranquillamente farlo a metà mattina lasciando spazio alla gente che lavora e, soprattutto si presentano alla posta per pagare una bolletta alle 8 e un quarto.
Silvio portò la mano alla fronte, e capì: spediamo i vecchi in Libia, facciamo della Libia la Florida italiana. Perché, invece di tenerli qui, e perpetuare questo stillicidio di qualche migliaio di euro al mese, non li carichiamo su una nave (anche più di una), una bella imbarcazione di quelle da crociera, non gli diamo -ad esempio - duecentomila euro, per andare a godersi il resto della vita da un’altra parte? Lo Stato risparmierebbe un sacco di soldi, da investire sui giovani o abbassare le tasse. Certo, bisognerebbe trovarli a bilancio. Si potrebbe far finta di vendere gli immobili dello Stato a delle società create sempre dallo Stato, per incassare subito... anche se Giulio dice gli immobili ce li siamo venduti tutti, allora potremmo usare l’idea di Renato e vendere i dipendenti statali, a società fittizie, così, quando li licenzieranno non sapranno con chi prendersela. Oppure mettere a bilancio i futuri risparmi dell'INPS e della Sanità. Di una parte del suo piano Silvio era particolarmente orgoglioso: non tutti avrebbero accettato, le persone che hanno una famiglia, figli e nipoti, probabilmente si separerebbero mal volentieri da loro. Ma gli anziani soli? Quelli che purtroppo non hanno nessuno? A loro sarebbe offerta una possibilità di raggiungere una Terra Promessa, promessa addirittura da Lui, sì, insomma, da Benito, e recuperata alla Patria da Silvio il grande. Insomma, per Silvio il muratore, con questo piano, dava una speranza a tanti anziani soli e abbandonati.
Mentre addentava il panino col cotto, capì un’altra cosa. Se riusciamo mandare via, tipo, 3 milioni di vecchi, stiamo più larghi, innanzitutto ma poi tante cose diventano superflue. Rifletté ancora. I dottori: cosa ci facciamo con tutti questi medici, tecnici per fare radiografie, infermieri, badanti? Senza i vecchi, sono di troppo. Siccome l’esercito è già per le strade, a scaricare secchioni dell’immondizia o a fare la guardia alle prefetture, noi mandiamo una circolare: quando vedete una badante, un medico, un infermiere con gli zoccoli, sparate. Così si muove l’economia, pensò, sempre di più assorbito nel suo peroncino. Proiettili, fucili che si inceppano da comprare nuovi. “Mamma mia che capoccia che ho”, soppesò mentre valutava se era giunto il momento di un cornetto Algida e manifestò a se stesso la convinzione che questo discorso sarebbe potuto andare avanti all'infinito. LIberarsi di un po' di gente inutile, rispedirli indietro, da qualche parte verso l'ignoto. "Almeno qui ci sarebbe stato spazio per tutti", o per lui.
Ho già cambiato l’Italia. In pausa pranzo. In fila. Ecco le idee che girano.

Postato da: steutd a 06:04 | link | commenti (1)

mercoledì, 27 maggio 2009
In difesa della Gelmini

Una cosa va riconosciuta al Governo guidato da Silvio Berlusconi: ha rivitalizzato il mondo della scuola. Basta con i ministri incartapecoriti. Ma ve li ricordate quelli di alcuni anni fa? Chi non dimentica Franca Falcucci e Rosa Russo Iervolino. I professori tristemente ascoltavano le tirate della ministra, con quella voce stridula, riflettendo sugli amplessi che potevano nascondere. E Letizia Moratti? Lo spirito di una suora incastrato nel corpo di una scopa. Per non parlare dei maschietti: da Galloni a Luigi Berlinguer, oscuri passacarte senza fantasia sul lavoro, figuriamoci a letto.
Invece, Silvio ha riportato l’allegria nelle aule scolastiche. I professori di questo scorcio di millennio possono sognare una ministra in posa degne di Playboy, immaginare video da girare e inviare a you porn, con quegli occhialetti che cercano di nascondere una sensualità provocante oltre ad essere un feticcio intrigante. Sdoganiamo l’occhialetto, sdoganiamo la Gelmini. La Gelmini è bona. Oggi, anno di grazia 2009, i professori d’Italia possono riflettere sulla sempiterna frase di Jack Nicholson quando in Codice d’onore disse ad un implume Tom Cruise “Eh sì, se non ti sei mai fatto fare un pompino da un tuo superiore... beh ti sei perso la parte migliore della vita, mi dispiace!”. Senza contare gli studenti i quali, potranno sfogare le loro fantasie adolescenziali su una ministra veramente attraente e per i quali il motto è “farsi fare un pompino”.
Viva la Gelmini. E viva pure la Carfagna, che non ci sta mai male. Magari una cosa a tre...
 
 

Postato da: steutd a 06:11 | link | commenti (1)
gelmini, carfagna

martedì, 26 maggio 2009
Il lavoro

Ho avuto l’idea per un lavoro strepitoso. Il mio progetto è di mollare quello che faccio attualmente – giornalista/giornalaio per un’agenzia che fornisce contenuti stampa, una prostituta della pubblicità insomma come spiega Kevin Spacey in “American Beauty” – per dedicarmi alla carriera di giovani aspiranti veline - meteorine, letterine, letteronze, schedine, schedinette e chi più ne ha più ne metta.
Nello specifico, mollo il lavoro e mi dedico a seguire Silvio Berlusconi nelle sue peregrinazioni nel tentativo di salvare l’Italia e il mondo. Le ragazze  - o aspiranti tali - mi mandano il book fotografico ed io cerco di piazzarlo sulla sedia del presidente quando va ad un convegno, nel vano portariviste davanti al suo posto in aereo, sul tavolo della colazione di Arcore o quello del pranzo a Palazzo Grazioli. Prima o poi lo becco stanco, l’occhio gli casca sul book e... è fatta, la giovane sarà lanciata nello stardom italiano
Oppure dovrei lavorarmi con Emilio Fede? Vabbè, convinco un altro collega a seguirmi in questa impresa imprenditoriale ed è fatta.
Cosa ne pensate? È il lavoro del futuro? Sicuramente è un lavoro del c....

Postato da: steutd a 07:48 | link | commenti (1)

domenica, 24 maggio 2009
Orgoglioso di cosa

La stampa di regime nazionale sta suonando le fanfare dell'orgoglio patrio per Fiat. Tutti gonfiano il petto pensando ad una grande azienda italiana che compra Chrysler (anche se non l'ha ancora effettivamente comprata) e tratta Opel, andando a prendere direttamente dalle tasche dei tedeschi. Penso che bisognerà essere orgogliosi alla fine del percorso, quando e se e come queste scelte si saranno rivelate vincenti e soprattutto quando sarà chiaro quante persone perderanno il lavoro dopo questo accorpamento. Perchè, come vuole il libero mercato, quando c'è una fusione si verifica sempre un eccesso di produzione che si traduce in meno posti di lavoro. Detto, questo, la vicenda si svolge in concomitanza del festival di Cannes dove una sempre bellissima Laetitia Casta ha sfoggiato il suo pancione, in dolce attesa del secondo figlio del nostro attore e vero orgoglio nazionale Stefano Accorsi. Di cosa ci sarebbe di essere orgoglioso? Beh, Accorsi invece di metterlo in quel posto a migliaia di poveri cristi, ha messo incinta (due volte) la donna più bella del mondo, la Marianne di Francia, simbolo di una nazione. E noi in cambio abbiamo liberato l'ostaggio Carla Bruni.

Postato da: steutd a 03:03 | link | commenti

giovedì, 21 maggio 2009
La multa

A Roma ci sono due milioni e mezzo di abitanti, probabilmente tre di automobili, milioni e milioni di metri quadrati di strada, forse miliardi. Eppure quel giorno del febbraio 2007, un Vigile Urbano si è messo di traverso fra me e la mia pizza calda, non c’è stato modo di distrarlo, farlo guardare da un’altra parte, corromperlo con un pezzo ripieno con la nutella... Sapete, a Roma c'è in posto che la fa buonissima, proprio dietro la Chiesa nuova. Però, è difficile da raggiungere e, soprattutto, parcheggiare, in particolare quando si possiede un SUV, più simile ad un carro armato utilizzato per pattugliare Baghdad che per girare in una cittá collassata dal traffico come Roma. Mia moglie lo aveva detto "lascia perdere compriamo qualcosa di più maneggevole". Io niente volevo quello. Anzi, se continua a parlare male del mio SUV divorzio e ne sposo due di 17 anni. Ma torniamo alla pizza... Mi prende questa voglia ma quel giorno un vigile decise di frapporsi fra me e la mia merenda. Mi multa. Non la pago. Da allora cerco in tutti i modi di farla franca. Giudice di pace, ricorsi di urgenza. Niente. Il sistema giudiziario è contro di me. Mi perseguitano. Ma io continuerò. Non importa quanto costerà in avvocati o di tempo tolto al lavoro o ai miei cari, sono disposto a mettere di mezzo anche la mia amante extracomunitaria da poco maggiorenne. Farò di tutto per averla vinta. Anche ricorrere alla Corte Costituzionale o al Governo. 
L'importante è averla vinta. Non importa a quale costo. Quel vigile è prevenuto. Prende parte a corsi di guida sicura. L'ho spiato e storce la bocca ogni volta che passa un SUV. Forse c'è l'ha anche con la pizza. Voglio un altro vigile. Ce ne sarà a Roma uno che ami la pizza!
 

Postato da: steutd a 02:08 | link | commenti (1)

mercoledì, 29 aprile 2009
La metropolitana - cose che ho visto

Ormai si stanno organizzando. Ormai entrano nei vagoni non più solo equipaggiati di una chitarra o una fisarmonica e un piattino. Ormai hanno l'amplificazione. La rom che sto cercando di non ascoltare alzando il volume a manetta dell'iPhone canta stornelli romaneschi aiutata da un’enorme cassa acustica amplificata. Povera Gabriella Ferri.
La sicurezza di Termini - ovvero i due agenti di sicurezza privata che dovrebbero vigilare su di noi - hanno passato la mattinata con le ragazze che hanno allestito uno stand Amuchina all'interno della stazione. Altro che candeggina, qui servono altri tipi di precauzioni
Un ragazzo e una ragazza dalla faccia ingenua e una felpa con scritto Roma a caratteri lapoelkiani si fanno una foto in metro. Pensa un po’.
Non capisco perchè la gente non tiene la destra sulle scale mobili. I intanto scrivo due post.

Postato da: steutd a 00:34 | link | commenti (1)
metropolitana